C’è Campo

Il mese di gennaio rimane assieme a dicembre il cuore dell’inverno, intervallato da piogge, gelo e qualche giornata nitida, è il momento di riposo del campo.

Al rientro delle vacanze natalizie le attività sono state principalmente quelle riguradanti la raccolta, la manutenzione del verde e della vigna, la protezione dal gelo delle colture in pieno campo e in tunnel e la manutenzione degli spazi.

A parte le raccolte per le distribuzioni settimanali, nella prima parte del mese abbiamo terminato quelle per la conservazione in cella, in particolare abbiamo raccolto gli ultimi finocchi, che erano in tunnel, le verze tardive, i cappucci bianchi, le ultime rape rosse, i radicchi rossi travigiani. Il resto dei radicchi è stato divorato dalle arvicole dall’interno (i topini scavano gallerie che sbucano esattamente sopra il cuore della pianta per mangiarlo e godersi la parte più tenera e dolce della verdura).

La conservazione in cella frigo, come già ricordato, ci permette di allungare la conservabilità di alcuni ortaggi e di poterli distribuire fino a ridosso ella primavera. L’altra attività di questo mese che ha caratterizzato le nostre giornate è stata la manutenzione e il riordino dei campi, il che significa principalmente che abbiamo tolto le manichette di plastica e i tbi d’irrigazione dai campi dove avevamo già raccolto ed abbiamo preparato i tunnel fissi per accogliere i nuovi trapianti di febbraio.

Nelle giornate di sereno e cielo terso e gelo, siamo riusciti anche a smontare il tunnel che ha protetto i peperoni quest’anno e a fare alcune lavorazioni del terreno necessarie per la preparazione dei tunnel che ospiteranno i trapianti di melone, zucchina primaverile, pomodoro e melanzane.

Anche i lavori nel frutteto sono andati avanti. Decidendo che avremmo potato solamente la parte di vigna, quest’anno, passate le giornate di freddo intenso e gelate, abbiamo potato per la prima volta con un’impostazione produttiva la vigna. Su consiglio di un socio viticoltore, abbiamo optato per una potatura a doppio Guyot. Questa impostazione, che prende nome dal viticoltore che la collaudò per prima, prevede che si lascino due tralci di un anno come “capi a frutto” – ovvero come tralci che portano su di sé le gemme da cui nasceranno a primavera i getti aventi i grappoli d’uva (tralci produttivi) – e due speroni, ovvero due pezzettini di tralcio, tagliati corti a poche gemme – solitamente 2 o 3 – che andranno a costituire il capo a frutto dell’anno successivo.

In questo modo quest’anno avremo due capi a frutto per pianta, potremo capire meglio dove le piante piante di ogni varietà fruttificano meglio e se la potatura scelta è stata corretta o se andrà rimodulata negli anni successivi.

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