Diamo i numeri insieme

Cari coprotagonisti di questa inedita avventura, la comunità che sostiene l’agricoltura di Arvaia, abbiamo fatto un lungo lavoro per costruire il bilancio delle spese necessarie alla produzione degli ortaggi per il prossimo anno agricolo; un lavoro complesso perché deve essere parte coerente del bilancio complessivo della cooperativa, con spese che si riferiscono a due anni “civili” (2018-2019) e non vanno classicamente da gennaio a dicembre.

Anche quest’anno ce l’abbiamo fatta e siamo in grado intanto di comunicarvi la quota media consigliata, che sarà di 750 euro iva inclusa, con un lieve incremento di 22 euro (attorno al 3%) rispetto all’anno precedente. Questo aumento è diretto principalmente a garantire retribuzioni un po’ più eque ai lavoratori: coerentemente con quanto ci siamo detti più volte, puntiamo gradualmente alla retribuzione piena.

 

A questo link potete prendere visione del conto economico 2017 e del previsionale 2018

https://drive.google.com/file/d/0B_qRIJxAKdPeZlF3QUZMM181X2RFcXczREh4WkNxVG9LYnJJ/view?usp=sharing

A questo link i commenti che possono chiarire alcuni punti

https://drive.google.com/file/d/0B_qRIJxAKdPeVVlmWktWdHVjWlFGaWdsNlJueWRBSDBaRzM4/view?usp=sharing

 

ci preme dirvi che:

-è stato possibile conteggiare le spese di impianto del frutteto (sostenute nel 2017 per la messa a dimora e da sostenere nel 2018 e 2019 per le potature, gli innesti e l’irrigazione) come investimenti, e quindi nulla grava sulla quota della Csa ortaggi;

-la quota è rateizzabile, generalmente in 3 rate ma anche diversamente se necessario;

-questa quota ripaga le spese e remunera direttamente i lavoratori di Arvaia; non genera profitti per grandi imprese, agricole industriali e della distribuzione. Provate a contare a quale spesa settimanale corrisponde la quota annuale (considerando 49 settimane l’anno, ve lo anticipiamo: meno di 17 euro) e provate a immaginare quali ortaggi biologici potreste acquistare presso la grande distribuzione con la stessa cifra: pensiamo che avreste sorprese. E se state pensando come possa la grande distribuzione, facendo viaggiare la merce per migliaia di km su e giù per il pianeta, vendendola in enormi centri commerciali che hanno cementificato di strade, svincoli parcheggi tanta parte del nostro paesaggio, avvalendosi di una catena molto lunga di intermediari avere prezziche superano di poco il costo di produzione delle nostre verdure, e se questo vi sembra una contraddizione, provate a pensare a chi e come ha coltivato quei campi, chi e come ha caricato e scaricato quelle merci, a chi e come le ha trasportate su e giù per migliaia di km di strade: a come gli autentici costi – in salute, in degrado dell’ambiente, in perdita di fertilità dei suoli – li stiamo pagando altrove, non alla cassa del supermercato; e i molti benefici non monetizzabili dell’agricoltura sostenibile che cerchiamo di praticare siano “compresi nel prezzo”…

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